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AI Magazine / #2

Le nuove tecnologie, e in particolare l’intelligenza artificiale, stanno cambiando drasticamente la natura del processo creativo.

I computer svolgono ruoli molto significativi in attività come musica, architettura, belle arti e scienze, infatti, è già una tela, un pennello, uno strumento musicale e così via.

Ritengo che si debba puntare a relazioni più ambiziose tra macchina e creatività.

Piuttosto che vederlo solo come uno strumento per aiutare i creatori umani, dovremmo iniziare a considerarlo un’entità creativa a sé stante.

Questa visione ha innescato un nuovo sottocampo dell’Intelligenza Artificiale chiamato Creatività computazionale.

All’interno di questo numero proverò ad analizzare questo concetto.

La creatività non è un dono mistico che va oltre lo studio scientifico, ma qualcosa che può essere studiato, simulato e sfruttato per il bene della società.

Mentre la società potrebbe ancora recuperare terreno, la creatività computazionale come disciplina è diventata maggiorenne.

La creatività sembra misteriosa perché quando abbiamo idee creative è molto difficile spiegare come le abbiamo ottenute e spesso parliamo di nozioni vaghe come “ispirazione” e “intuizione” quando cerchiamo di spiegarla.

Il fatto che non siamo consapevoli di come si manifesta un’idea creativa non implica necessariamente che una spiegazione scientifica non possa esistere.

In effetti, non siamo consapevoli di come svolgiamo altre attività come la comprensione del linguaggio, il riconoscimento di schemi e così via, ma disponiamo di tecniche di AI sempre migliori in grado di replicare tali attività.

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